Uno dei crucci che ho sempre avuto da quando, per vari motivi, sono connesso a Internet buona parte del giorno, è quello relativo alla sovrastimolazione agli stimoli informativi.
Ho notato che durante il giorno mi trovo ad assimilare molte più notizie di quanto non facessi prima, leggo molti più articoli, spazio in campi e settori diversi, un pò guidato dalle necessità di lavoro, un pò dalla mia instancabile curiosità. Uno direbbe: ” bene, più leggi, più ne sai!”, di fatto collegando la conoscenza alla quantità di informazioni.
Questo, in realtà, è vero solo in parte. Un recente articolo su Wired [1] afferma che quando non siamo esposti a stimoli, il nostro cervello attiva una funzione chiamata Dmm (default mode network), una sorta di “modalità off-line” durante la quale si elaborano le informazioni accumulate nelle fasi “on-line”, quando siamo bombardati da informazioni di ogni tipo. Questa modalità permette al nostro cervello, non solo di ripensare a quanto letto o visto, ma anche di creare nuove associazioni tra le cose già immagazzinate in memoria e i “file” appena inseriti.
Se ci pensiamo, in effetti, la creatività (come vedremo in un prossimo post-intervista da non perdere) non è altro che il mettere insieme cose già esistenti in modi originali, creando nuove connessioni e associazioni tra idee e/o oggetti. Sia nei campi umanistici che in quelli tecnici, nulla nasce da zero: tutto si crea apportando nuovi elementi a invenzioni già esistenti, migliorando, rivedendo o mescolando teorie derivanti da diversi domìni della conoscenza, ma sempre e comunque partendo da una base esistente, che serve poi a dare forma ad un’intuizione. Non a caso, il matematico Jules Henri Poincarè diceva: “Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili”.
Questo ci porta a considerare il processo alla base della creatività: per essere creativi è necessario avere il tempo di elaborare le informazioni assimilate; per assimilare è necessario aver capito. Per capire, a sua volta, è fondamentale leggere bene, lentamente, soffermandosi sui passaggi che necessitano una riflessione, e digerire per qualche minuto quello che si è appena letto. Nulla di trascendentale, una lettura di qualità (come quando si studia per un esame, ad esempio).
In realtà però, le modalità di fruizione delle informazioni nell’era del web 2.0 (come ho scritto nella bio del blog) sono tutt’altro che votate ad una consolidazione in memoria, anzi. Sono talmente veloci, quasi voraci, che spesso non ci troviamo propriamente a “leggere”, ma piuttosto a scorrere con lo sguardo, che, per i motivi suddetti, è cosa ben diversa.
E poi, la pulsione a postare, linkare, condividere (per mantenere la nostra presenza on-line, per esserci) porta all’oversharing e alla ridondanza di informazioni. In mezzo a questo oceano di stimoli, rischiamo di non essere più in grado di assimilare correttamente, e se non stacchiamo ogni tanto non abbiamo neanche modo di attivare il Dmm cerebrale, funzione che ci permette di elaborare tali informazioni e avere nuove associazioni di idee. Paradossalmente, quindi, più leggiamo (male) e più diventiamo fruitori passivi di conoscenza, riducendo la nostra capacità di essere creativi. Quindi, che fare?
- Innanzitutto potrebbe essere utile avere un piccolo “contenitore” dove mettere gli spunti che ci sembrano interessanti e leggerli in giornata, quando abbiamo tempo, con la dovuta calma;
- Poi, leggere bene, ragionando e assumendo spirito critico nella valutazione di un articolo, un post, un video. Solo così possiamo essere costruttivi e far lavorare il nostro cervello;
- Non voler essere i primi a “sharare“. Condividiamo un contenuto solo se lo abbiamo “letto e sottoscritto”, non soltanto avendo letto il titolo!
Ovviamente, sono consigli del tutto banali, ma che a volte (io in primis) ci dimentichiamo di seguire, riducendo le nostre capacità e le nostre potenzialità creative
[1] La necessità dell’ozio, di Pierre Magistretti – Wired n.31 Sett. 2011

